Il senso di Hollande per le tasse

Il premier francese, Jean-Marc Ayrault, ha chiesto una “remise à plat” del sistema fiscale, una revisione organizzata assieme agli interlocutori sociali, che incontrerà nei prossimi giorni, per fare ordine “in tutta trasparenza” e per dare una prospettiva certa ai contribuenti di Francia, rispettando quei criteri di equità e di fattibilità che avevano animato la campagna elettorale del presidente Hollande. E’ un “grande cantiere” che “non arriva troppo tardi”, assicura il premier, puntando sulla sua fiducia nel popolo francese e sull’autoconvinzione che il governo non fa passi indietro di fronte alle proteste.
12 AGO 20
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Il premier francese, Jean-Marc Ayrault, ha chiesto una “remise à plat” del sistema fiscale, una revisione organizzata assieme agli interlocutori sociali, che incontrerà nei prossimi giorni, per fare ordine “in tutta trasparenza” e per dare una prospettiva certa ai contribuenti di Francia, rispettando quei criteri di equità e di fattibilità che avevano animato la campagna elettorale del presidente Hollande. E’ un “grande cantiere” che “non arriva troppo tardi”, assicura il premier, puntando sulla sua fiducia nel popolo francese e sull’autoconvinzione che il governo non fa passi indietro di fronte alle proteste, piuttosto “va avanti” tenendo conto delle piazze, “non vogliamo agire in emergenza”.
L’emergenza è però nei fatti, si sa che la Francia viaggia da tempo al limite della sua credibilità, il premier e Hollande sono tra i politici più impopolari della storia della Quinta Repubblica, le agenzie di rating registrano l’impasse e declassano, il rapporto con il partner naturale che sta a Berlino è sempre più logorato e imbarazzato. Sulle tasse, Ayrault e Hollande hanno forse dato il peggio di loro, cedendo di fronte ai berretti rossi bretoni scatenati contro l’ecotassa, che sarà sospesa fino a che la “remise à plat” non darà i suoi frutti. Ma i ribelli fiscali sono di tutti i tipi, ci sono gli agricoltori che vogliono mettere Parigi sotto assedio e i commercianti già terrorizzati all’idea che dal primo gennaio del 2014 ci sarà l’aumento dell’Iva, e ci sono pure i sindaci che prospettano una “disobbedienza civile” di fronte a un presidente che non fa nulla per sostenerli. A Palazzo continuano le divergenze: ancora quindici giorni fa il ministro dell’Economia Moscovici diceva che il sistema fiscale sarebbe stato semplificato ma non rivoluzionato, e molti hanno malignato ieri dicendo che con la sua revisione Ayrault sta facendo anche la conta dei suoi sostenitori all’interno del governo.
Ci sono parecchi problemi tecnici nel “contrattacco fiscale” (definizione di Libération) annunciato dal governo francese e ancora non è chiaro se le tasse saranno accorpate o armonizzate. La presidenza Hollande s’è mossa a suon di annunci e di stati generali e di ripartenze, ma ancora non sa come affrontare il suo problema strutturale più grave: la spesa pubblica rappresenta il 56,3 per cento del prodotto interno lordo. I margini di manovra sono ridottissimi.